Europa digitale

L’Unione Europea ha pubblicato le linee guida per gli obiettivi digitali del prossimo decennio

Il Digital Compass presentato di recente dall’Unione Europea, sarà un piano di rilancio del processo di digitalizzazione, che coinvolgerà le nazioni membri dell’Unione per il prossimi dieci anni, fino al 2030.

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Un piano con obiettivi ambiziosi, che mira a rafforzare il processo di digitalizzazione, sia nelle imprese che nella vita dei cittadini. Incrementando la qualità dei servizi e la facilità al loro accesso, tramite strumenti digitali incentrati sulla persona, per una società più prospera e sostenibile.

Una visione di un’Unione Europea digitale, con un piano per il decennio in corso, fino al 2030, che si sviluppa intorno a quattro punti:

  • Competenze

    • Incrementare il numero di professionisti del settore digitale e dell’Information Technology, nel rispetto di un’equa convergenza di genere e diffusione della conoscenza. Che possa fare da traino all’intera popolazione europea, portando almeno all’80% della popolazione le competenze digitali di base e riducendo il digital gap tra le popolazioni residenti nelle aree più svantaggiate. 
Se si verificano i dati relativi all’inclusione digitale in Europa per il 2019, si ha un’immediata evidenza di come ci sia ancora tanto da fare per raggiungere tali obiettivi.

Infatti il divario tra le nazioni con maggiore accesso ai servizi digitali rispetto a quelle con scarsa digitalizzazione è ancora troppo alto.Nel grafico l’elenco delle nazioni Europee suddivise per la percentuale di cittadini che non hanno mai fatto alcun accesso ad internet nel 2019, conferma il digital gap ancora elevato in diverse nazioni europee. L’Italia si colloca in 11ma posizione. Ben il 17% della popolazione italiana non ha mai fatto accesso ad internet nel 2019.  

Fonte: Eurostat
  • Infrastrutture digitali sicure e sostenibili

    • L’incremento delle infrastrutture esistenti e l’implementazione delle nuove tecnologie di connettività, come le reti 5G, che possano garantire anche la connettività nelle aree rurali o comunque non ancora connesse.
    • La costruzione di oltre 10mila nodi periferici, altamente sicuri ed a impatto climatico zero, che possa garantire una maggiore continuità e stabilità dei servizi digitali e del traffico dati ad essi legati.
    • L’implementazione del primo computer con accelerazione quantistica.
    • Ma anche un piano per la produzione interna di semiconduttori, che parta dalla pianificazione di una produzione di microprocessori fino a 5 nm, ma che si possa arrivare ad un processo di industrializzazione verso chip, che integreranno un maggior numero di transistor a parità di superficie complessiva. Un progetto ambizioso, che possa garantire una maggiore indipendenza dell’UE dalle scelte strategiche e produttive dei colossi asiatici, come TSMC o Samsung. Di sicuro si assisterà ad una progressiva riappropriazione dell’Unione Europea della propria sovranità digitale. Ma anche ad una nuova spinta degli attori mondiali del settore verso la corsa all’innovazione, dovuta all’ingresso nel mercato di nuovi competitors. Ci si dovrà aspettare anche la nascita di nuove turbolenze nei paesi principali esportatori di materie prime come nichel, cobalto, rame, titanio, platino e cromo. L’incremento del 65% nel 2021 del prezzo del cobalto è un evidente indicatore di una trasformazione in atto. Circa la metà delle riserve mondiali sta nella Repubblica Democratica del Congo che estrae e fornisce i 2/3 dell’attuale fornitura di metallo mondiale. Una nazione ancora troppo politicamente instabile, che non sarebbe in grado di bilanciare le tensioni dovute all’aumento di nuovi interessi economici. 
  • Trasformazione digitale delle imprese

    • Incentivare l’implementazione delle tecnologie cloud, IA e Big Data. Portando almeno il 75% delle imprese dell’UE alla digitalizzazione dei processi aziendali e produttivi, con l’integrazione delle tecnologie cloud e di machine learning applicata ai big data.
    • Incentivare e finanziare la scale-up delle aziende “unicorno”, ossia le imprese più innovatrici che integrano ed implementano i propri processi produttivi ed organizzativi, con strumenti tecnologici all’avanguardia. Che possano fare da traino verso la quota del 90% delle altre PMI meno innovatrici, a raggiungere almeno un livello di intensità digitale di base.
Se si verificano i dati relativi alla percentuale di aziende senza settore finanziario (10 persone occupate o più)

Che utilizzano almeno un sistema di Intelligenza artificiale tra: Analisi interna dei big data utilizzando l’apprendimento automatico (E_CHTB); Analisi interna dei big data utilizzando l’elaborazione del linguaggio naturale, la generazione del linguaggio naturale o il riconoscimento vocale (E_BDAML); Utilizzo di robot di servizio (E_BDANL); Utilizzo di chat in cui un chatbot o un agente virtuale risponde ai clienti (E_RBTS). Si evidenzia come ancora molte nazioni siano sotto la percentuale del 6% delle aziende dell’Europa a 27 nazioni. L’Italia con il 7% delle aziende sta in settima posizione nella graduatoria, poco sopra la percentuale dell’Europa a 27 nazioni.

Fonte: Eurostat
  • Digitalizzazione dei servizi pubblici

    • L’obiettivo sarà di arrivare al 2030, con una totale digitalizzazione dei servizi pubblici essenziali, accessibili al cittadino tramite identità digitale.
    • Raggiungere l’80% della popolazione europea in possesso di un’identità digitale.
    • Ma anche riuscire finalmente alla totale digitalizzazione dei servizi sanitari, con la possibilità di accedere alle cartelle cliniche  digitali.

Per raggiungere gli obiettivi fissati dalla bussola digitale, la Commissione europea favorirà e agevolerà l’avvio di progetti multinazionali, basandosi sullo strumento per la ripresa e la resilienza, sui fondi di coesione e su altri finanziamenti dell’UE.

Tali progetti potrebbero:

  • Combinare investimenti provenienti dal bilancio dell’UE, dagli Stati membri e dal settore privato;
  • Colmare le lacune dell’UE nelle capacità critiche individuate;
  • Sostenere un mercato unico digitale interconnesso, interoperabile e sicuro;

La ratifica del Digital Compass passerà attraverso un processo di concertazione con gli Stati membri, il Parlamento europeo, i partner regionali, sociali ed economici e le imprese. Ma anche avviando un forum multilaterale sulla bussola digitale, che porti ad un programma di politica digitale, rendendo operativa la bussola digitale entro la fine dell’estate 2021. Ed alla dichiarazione interistituzionale sui principi digitali entro la fine del 2021.

Qui di seguito il documento di presentazione del UE Digital Compass 2030:

communication-digital-compass-2030_en